Il gruppo di Fisica della Materia del DICII verso il superconduttore bidimensionale

di Sabina Simeone @sabinasimeone
superconduttore
Le indagini hanno evidenziato in maniera chiara che la superconduttività è dovuta all’introduzione di atomi di ossigeno in un singolo piano atomico all’interfaccia tra i due ossidi (vedi cerchi bianchi in figura)

Il gruppo di Fisica della Materia del DICII – Dipartimento di Ingegneria Civile e Ingegneria Informatica dell’Università di Roma Tor Vergata realizza un’eterostruttura, un materiale artificiale non esistente in natura, che mostra proprietà superconduttive in pochi strati atomci. Ciò potrebbe consentirne l’applicazione nella nano-elettronica, scienza di nuovissima generazione.

Sotto opportune condizioni, già poche celle di materiale garantiscono che al di sotto di una determinata temperatura (detta tempertura critica) abbia luogo la superconduttività, cioè il trasporto di corrente elettrica senza resistenza: a questo importantissimo risultato, pubblicato sulla prestigiosa rivista Physical Review Letters, sono arrivati gli scienziati di Fisica della Materia del DICII dell’Università di Roma Tor Vergata. Questa nuova eterostruttura, ideata e realizzata dagli scienziati italiani, è stata studiata dettagliatamente con tecniche avanzate di microscopia elettronica presso l’Oak Ridge National Laboratory, in Tennessee, USA. Le indagini hanno evidenziato in maniera chiara che la superconduttività è dovuta all’introduzione di atomi di ossigeno in un singolo piano atomico all’interfaccia tra i due ossidi. E in più è emersa un’altra importante caratteristica: la superconduttività è confinata in un sottile strato (una/due celle unitarie) all’interfaccia tra i due ossidi isolanti. Quindi si può parlare di superconduttività quasi-bidimensionale.

“Lo studio delle proprietà della eterostruttura, composta da un ossido di rame e un ossido di titanio, può contribuire alla comprensione del meccanismo microscopico alla base della superconduttività, il che potrebbe consentire di aumentare la temperatura critica, che nel nostro materiale è attorno ai 40 Kelvin (circa -230 gradi Celsius)” afferma Daniele Di Castro, ricercatore del gruppo di Fisica della Materia del DICII. “Inoltre, essendo la superconduttività confinata in un paio di celle unitarie – e per cella unitaria si intende l’unità minima del reticolo cristallino del materiale -, essa risponde all’esigenza di andare verso materiali superconduttori bi-dimensionali, tali da poter essere utilizzati in dispositivi elettronici avanzati”. E secondo gli studiosi è importante sottolineare il valore della temperatura critica a cui si è arrivati: i 40 Kelvin sono infatti assai più facilmente raggiungibili in laboratorio, rispetto ai pochi decimi di Kelvin a cui di solito si riscontrano le proprietà superconduttive in altre eterostrutture di ossidi.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Physical Review Letters (“High Tc superconductivity at the interface between the CaCuO2 and SrTiO3 insulating oxides”, D. Di Castro, C. Cantoni, F. Ridolfi, C. Aruta, A. Tebano, N. Yang, and G. Balestrino, Phys. Rev. Lett. 115, 147001 (2015)).

 

WAKEMAKE, il #SalottodegliIngegneri finalista al SAIE 2015 di Bologna

di Sabina Simeone @sabinasimeone

WAKEMAKE finalistiI ragazzi del progetto WAKEMAKE, autori la scorsa primavera di un workshop omonimo, appuntamento di progettazione e realizzazione di arredi esterni per gli spazi verdi della Macroarea di Ingegneria, hanno partecipato al concorso RI.U.SO 04 edizione, nella sezione dedicata alle università, organizzato al SAIE di Bologna, arrivando fino alle selezioni finali.
Su oltre 1000 progetti che gli organizzatori affermano di aver ricevuto, il team di WAKEMAKE si è utilmente piazzato tra gli ultimi 12 finalisti.
Pur non avendo vinto il concorso, il progetto WAKEMAKE si riafferma rivoluzionario: nato grazie a Sonia Luisi, Filippo Lorenzi, Iacopo Carinici e Federico Giunta, studenti di Ingegneria edile-architettura, che lo hanno ideato e dettagliatamente creato – grazie anche al contributo dell’ateneo per le iniziative culturali studentesche – oltre ad aver arredato una parte del verde della Macroarea, l’idea si è fatta valere in una competizione nazionale.

La giuria è arrivata a 12 +12 finalisti (nelle sezioni A e B, ovvero “Architetti e Ingegneri” e “Università, Enti, Fondazioni e Associazioni”, in cui quest’ultima non necessita dell’iscrizione a un Ordine professionale ed è quindi perfetta per gli studenti universitari) e WAKEMAKE si è piazzata bene tra i 12 finalisti della sua categoria. Ecco i progetti finalisti!

Il concorso è stato promosso da CNAPPC, insieme a SAIE Smart House, e in collaborazione con L’Architetto, Point Zero, Divisare – by Europaconcorsi, Aster, Edilio. Secondo gli organizzatori, in questa quarta edizione sono oltre 1200 i progetti che complessivamente hanno partecipato ai bandi di selezione del Premio RI.U.SO “confermando una elevata qualità nel campo della rigenerazione urbana e della riqualificazione energetica, nelle tematiche legate alle nuove forme dell’abitare e in quelle più generali che riguardano il rapporto tra architettura e sviluppo sostenibile”. Il Premio rientra nelle iniziative del Consiglio Nazionale degli Architetti volte a sensibilizzare istituzioni e amministratori sulla necessità di avviare processi di rinnovamento e di messa in sicurezza dei manufatti urbani e quindi di procedere verso la definizione di un vero e proprio Piano Nazionale per la Rigenerazione Urbana Sostenibile.

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CORRIERE DELLE COMUNICAZIONI, 2/10/2015 – Venezia, pesci-robot per combattere l’acqua alta –

Si chiama Venus Swarm ed è la tecnologia sperimentata dall’Enea e dall’Università Tor Vergata di Roma. Sarà impiegata a difesa del Mose, ma potrà sventare anche minacce terroristiche
di Andrea Frollà

Venezia ha un nuovo alleato nella difesa dall’acqua alta. Si tratta di Venus Swarm, uno sciame di robot che simuleranno tra le acque della lagune il comportamento dei pesci. La tecnologia è stata messa a punto da Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e dall’Università Tor Vergata di Roma e sarà impiegata per la sorveglianza del Mose, il sistema di difesa dell’acqua alta della città veneziana.

Venus Swarm, presentata oggi a Expo Venice, aiuterà anche il monitoraggio dell’infrastruttura verificando infiltrazioni d’acqua, ma anche possibili sabotaggi o minacce di attacchi terroristici. I droni che nuoteranno nelle acque di Venezia manterranno pochi metri di distanza l’uno dall’altro.

I nodi di rete, come vengono chiamati questi robot, utilizzeranno il suono e la luce per comunicare. Quando il sistema ottico avrà difficoltà per via dell’acqua poco pulita, verrà in soccorso il sistema acustico garantendo le prestazioni minime.

Quella di Venezia potrebbe essere solo la prima applicazione di questa tecnologia innovativa, che si presta ad essere utilizzata anche a ridosso di piattaforme petrolifere, porti e gasdotti. Ma anche per rilevazioni sulla qualità dei mari e dei fondali, così come per il rilevamento di reperti archeologici e il controllo dell’inquinamento.

“Questo è un progetto che ha preso spunto dalle forme di aggregazione animale e intelligenza di gruppo” –spiega Vincenzo Nanni, uno degli esperti del laboratori di robotica di Enea- “Con Venus Swarm abbiamo coronato anni di ricerca”.

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AGI, 2/10/2015 – Scienza: pesci-robot per difendere Venezia dall’acqua alta –

(AGI) – Roma, 2 ott. – Droni dall’organizzazione e le dinamiche simili ai pesci per difendere Venezia dall’acqua alta. Questa – spiega una nota dell’Enea – e’ la tecnologia presentata ieri a ExpoVenice durante il convegno “Le tecnologie di comunicazione a tutela delle acque marine ed interne: ricerca ed attualita’”, organizzato dalla Direzione Generale per i Servizi di Comunicazione Elettronica, Radiodiffusione e Postale del Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con Linkem, che oltre all’Enea ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Universita’ di Roma Tor Vergata, Ispra e Corpo delle Capitanerie di Porto. “Venus e’ l’elemento base di un sistema a sciame composto da piu’ veicoli cooperanti e coordinati ed e’ il risultato di anni di studi dei laboratori di Robotica”, sottolinea Vincenzo Nanni dell’Enea, “una linea di ricerca che prende spunto dall’imitazione delle forme di aggregazione animale e dell’intelligenza di gruppo”. Questo tipo di formazione robotica a “sciame denso” utilizza decine di droni a distanza di pochi metri tra loro, a differenza delle attuali applicazioni in cui ogni dispositivo naviga a centinaia di metri l’uno dall’altro. I singoli robot, detti anche nodi di rete, costituiscono un sistema wireless sottomarino che utilizza suono e luce per comunicare: il sistema ottico permette di trasmettere rapidamente una grande quantita’ di informazioni, ma solo in acque molto pulite e a brevi distanze mentre il sistema acustico, anch’esso riprogettato specificamente per questa speciale configurazione, ha minori prestazioni, ma e’ utilizzabile in acque ‘sporche’ e a brevi distanze. Per il futuro, la collaborazione Enea-Tor Vergata punta alla realizzazione di una vera e propria autostrada digitale sottomarina con l’implementazione di un sistema di comunicazione ibrido: su Venus Swarm verra’ installato un modem innovativo e multicanale ottico-acustico, che sfrutta la stretta sinergia tra i canali utilizzati e la ridotta distanza.Grazie all’impiego della tecnologia ibrida il “dialogo” tra robot e lo scambio di informazioni verso la superficie, raggiungeranno valori di megabit al secondo con straordinari miglioramenti rispetto alle attuali possibilita’.
L’impiego dei pesci robot nel controllo e nell’ispezione dei fondali di zone costiere e di acque oceaniche offre grandissimi vantaggi rispetto all’utilizzo di sistemi robotici singoli e sofisticati, ma molto costosi. Per gli sciami si prefigura uno scenario di lavoro intenso. Si parte con la sorveglianza delle strutture in mare come piattaforme petrolifere, gasdotti e porti che potrebbero essere bersaglio di sabotaggi e attacchi terroristici. L’accesso ai porti attualmente viene controllato solo dalla superficie. La nuova formazione robotica dell’Enea invece e’ in grado di individuare l’eventuale attacco dai fondali. Anche i soccorsi potrebbero contare sulla squadra di robot pinnati per la gestione dei flussi migratori in mare. Ma non solo. Gli esperti spiegano che la flotta di pesci ipertecnologici bio-inspired potrebbe essere utilizzata anche per la salvaguardia di fauna e flora sottomarine, per il controllo dell’inquinamento e per il rilevamento di reperti archeologici sui fondali. Enea e Universita’ Tor Vergata stanno inoltre lavorando ad una proposta di progetto europeo su vita marina e alimentazione umana che si basa sullo studio dell’interazione tra sistemi robotici e banchi di pesci per migliorare le condizioni di salute e di benessere generale degli allevamenti di itticoltura. (AGI) Rme/Pit .

 

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ANSA, 2/10/2015 – Pesci robot contro acqua alta a Venezia –

Tecnologia Enea, droni sottomarini sorveglieranno anche il Mose

(ANSA) – ROMA, 2 OTT – Si comportano come dei pesci robot con l’obiettivo di difendere Venezia dall’acqua alta, proteggere il patrimonio storico-artistico e controllare i fondali. E’ lo sciame di droni sottomarini, chiamati ‘Venus Swarm’, che sorveglieranno anche il Mose. La tecnologia, messa a punto dall’Enea e dall’università di Roma Tor Vergata e presentata all’Expo Venice, utilizza decine di droni a distanza di pochi metri tra loro. Ogni robot costituisce un sistema wireless sottomarino. “Venus è l’elemento base di un sistema a sciame composto da più veicoli cooperanti e coordinati, ed è il risultato di anni di studi dei laboratori di robotica – spiega Vincenzo Nanni dell’Enea – una linea di ricerca che prende spunto dall’imitazione delle forme di aggregazione animale e dell’intelligenza di gruppo”. Lo ‘sciame’ utilizza suono e luce per comunicare: il sistema ottico permette di trasmettere una grande quantità di informazioni ma solo in acque molto pulite e a brevi distanze; il sistema acustico ha minori prestazioni ma è utilizzabile in acque ‘sporche’.
Il lavoro dei pesci-robot punta alla sorveglianza delle strutture in mare come piattaforme petrolifere, gasdotti e porti, ma anche i soccorsi per la gestione dei flussi migratori in mare, la salvaguardia della biodiversità sottomarina, il controllo dell’inquinamento e il rilevamento di reperti archeologici. In futuro, la collaborazione tra Enea e Tor Vergata mira a realizzare una vera e propria ‘autostrada’ digitale sottomarina, grazie all’impiego della tecnologia ‘ibrida’ con il miglioramento del ‘dialogo’ tra robot e lo scambio di informazioni verso la superficie.

 

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